FILM: UN POSTO SICURO, storie italiane già dimenticate





Questo film italiano, l'opera prima del regista Francesco Ghiaccio, con quel Marco D'Amore che si era fatto notare nella serie tv Gomorra, nei panni del protagonista, è una di quelle storie italiane che malgrado si sia conclusa in tribunale solo nel 2014, è gia caduta nel dimenticatoio.
La storia si svolge a Casale Monferrato nel 2011. Fulcro della vicenda il riavvicinamento di Luca, attore fallito che fa il clown alle feste per sbarcare (male)  il lunario, e suo padre Eduardo(Giorgio Colangeli), operaio in pensione che ha trascorso l'intera vita a lavorare all'Eternit, la fabbrica di Amianto di Casale Monferrato.

 L'insediamento produttivo della ditta Eternit di Casale Monferrato si estendeva su di un'area di circa 94.000 mq.
L'attività produttiva ebbe inizio il 19/03/1907 e cessò completamente il 06/06/1986. Durante questo periodo le assunzioni furono circa 5000 con presenza simultanea anche di 3500 addetti.
Verso la fine degli anni '70 incomincia a prendere credito la convinzione che l' attività lavorativa alla Ditta Eternit sia accompagnata da una drammatica sequenza di patologie professionali, e parallelamente cominciano le prime indagini mirate alla conferma epidemiologica di tale convinzione.
Nel giugno del 1986 dopo lunghi anni di crisi la produzione si interrompe con l' allontanamento degli ultimi 350 lavoratori ancora occupati.


Nella vicenda si intreccia anche il rapporto con Raffaella, che di innamora di Luca, dal quale viene però inizialmente respinta. Solo dopo il riavvicinamento con il padre e il raggiungimento di un maggior equilibrio Luca farà entrare Raffaella nella sua vita.

 La parte iniziale del film è forse un pò artefatta, sicuramente un pò singhiozzante, ma via via che l'argomento del film si fa più chiaro, e la vicenda trova il suo snodo intorno alla questione Eternit, anche la trama si fa più scorrevole, l'intenzione più chiara, e il film si chiude con Luca che dopo la morte dle padre porta in scena in teatro una rappresentazione di denuncia sui danni provocati dalla polvere d'amianto.

Se posso trovare un altro piccolo difetto al film, che  ricordiamo  essere un'opera prima, è la recitazione di Marco D'Amore  lievemente sopra le righe.

Consiglio comunque la visione del film, e  vi lascio  un breve riassunto di un'altra delle vergogne italiane.

I  danni causati dall' amianto lavorato all' Eternit non si sono limitati ad interessare la popolazione esposta professionalmente, ma riguardano anche l' ambiente con i suoi abitanti.
Infatti negli anni '70 si comincia a registrare nel reparto di Medicina dell' Ospedale di Casale Monferrato, un significativo incremento dei morti per mesotelioma anche in soggetti con anamnesi lavorativa negativa nei confronti di una esposizione professionale ad amianto.
L' amianto è presente nell' ambiente casalese, e non certamente in quantità modeste, se è stato sufficiente a generare conseguenze rilevanti anche sulla salute dei soggetti non esposti professionalmente.



Il processo per i morti di amianto era prescritto prima ancora di cominciare e l’accusa avrebbe dovuto contestare non il disastro ma l’omicidio e le lesioni. Senza contare che la politica si è dimostrata lentissima ad adeguare le normative, nonostante gli effetti dell’asbesto fossero noti non solo in sede scientifica, ma anche in sede di Comunità europea dalla fine degli anni Settanta.
Sono in sintesi gli elementi delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che ha mandato assolto Stephan Schmidheiny, magnate svizzero di Eternit finché la società non è fallita nel 1986. dopo che la Corte d’appello lo aveva condannato a 18 anni di reclusione.
Il verdetto ha tra l’altro annullato i risarcimenti ai familiari delle vittime, che non si sono viste quindi rimborsate in alcun modo.



Le parti in corsivo sono tratte dal sito del Comune di Moferrato e da Il fatto quotidiano.


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