MA DI CHE STOFFA SIAMO FATTI?



Il Prèt a Porter, che è poi la moda come la indossiamo noi oggi, è nata intorno agli anni '60, ed è stata portata alla ribalta da Yves Saint Laurent, che ha per primo intuito la necessità della gente di poter fruire in modo più veloce ed economico dei modelli che vedeva sulle riviste di moda.
In breve tempo il lavoro degli stilisti, le loro scelte, la scelta dei colori stagione dopo stagione, sono giunte nei nostri armadi; magari li compriamo da Zara nei saldi, senza renderci conto che stiamo acquistando capi selezionati in un lungo processo creativo.
Come siamo spesso inconsapevoli che i tessuti che compongono i nostri abiti preferiti sono stati alcune volte frutto di eventi casuali del passato che poi, complice per ognuno una meticolosa traduzione brevetti, ha permesso di indossarli in tutto il mondo.
Sono storie affascinanti, che regalano una visione più ampia sull'abbigliamento, e sono sicura che dopo averle lette guarderete con occhio diverso le relle dei negozi!




Il Blu di Genova
È grazie alla pronuncia sbagliata del nome Genova che nasce il termine jeans, dato che il nome della città veniva scritto sui carichi di fustagno che dal 1500 iniziarono ad arrivare a Londra dalla Repubblica Marinara della città ligure. Inizialmente, però, quello che viene ricordato con il nome Blu di Genova altro non era che un telone utilizzato per le navi commerciali, impiegato successivamente per creare abiti per i marinai e poi, scoperta la robustezza e il basso costo del tessuto, per capi d’abbigliamento della società inglese. Forse non tutti sanno che con il termine jeans si intende il taglio del pantalone, mentre con denim si intende il tessuto che non è necessariamente solo di colore blu, ma può essere di qualsiasi colore.




Il pizzo classico e il pizzo chiacchierino
Nato nella seconda metà del 1500 a Venezia, il pizzo per i primi tre secoli venne realizzato esclusivamente a mano nelle case e nei conventi. Venne introdotta, poi, la figura della merlettaia solo a seguito del grande aumento della richiesta di questo tessuto, famoso anche perché amatissimo da Napoleone, tanto da introdurlo obbligatoriamente nell’abbigliamento di corte. Una variante del pizzo è il chiacchierino, una particolare tipologia di merletto composto costruito con una serie di anelli, nodi e catene.
Come saprete il Lace dress, o il vestito in pizzo, è stato reinterpretato nelle ultime stagioni da stilisti del calibri di Dolce e Gabbana, Alberta ferretti e Valentino.




Le mille sfaccettature del velluto
Nato nel 1200 in Italia e, al tempo, prodotto a Lucca, Genova, Firenze, Catanzaro e Venezia, questo particolare tessuto venne amato dai nobili del passato e soprattutto da Riccardo II d’Inghilterra, che nel 1399 stabilì che nessun altro tessuto avrebbe toccato la sua pelle e che sarebbe stato seppellito indossandolo. Uno dei punti di forza del velluto è la sua grande versatilità e il sapersi adattare a differenti lavorazioni, infatti sul mercato esistono diverse tipologie di questo tessuto: il courduroy, il devorè, il froissè, il soprarizzo, il velveton e il velluto jacquard.
Il corduroy, o velluto a coste, ha vissuto momenti di gloria negli anni '70, per cadere nel dimenticatoio fino ad adesso. Infatti ricomincia a fare capolino timidamente in qualche collezione, soprattutto per pantaloni rigorosamente a zampa o gonne midi.



Il pied-de-poule, ovvero le zampe di gallina
Diventato famoso dopo che Christian Dior lo scelse come pattern per vestire il suo profumo Miss Dior nei primi anni Cinquanta, il pied de poule si ottiene intrecciando a due a due fili di lana di diverso colore, solitamente bianchi e neri. Non solo un tessuto utilizzato nella moda, ma anche in ambito automobilistico: la Chevrolet Camaro aveva gli interni caratterizzati da questo intreccio bicolore e, recentemente, Lapo Elkann ha vestito di pied de poule la sua Fiat 500 Abarth.





Articolo scritto in collaborazione con FACI, agenzia di Milano che offre servizi linguistici di alta qualità, come traduzione, corsi di lingua, interpretariato, asseverazione e legalizzazione.










Etichette: , , , ,